Scritti politici – volume II

Scritti politici – volume II

L’anno V della rivoluzione algerina

Scritti politici - volume II
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L’anno V della rivoluzione algerina completa il progetto di pubblicazione in due volumi degli Scritti politici di Frantz Fanon. Sono i testi di Fanon che la critica ha definito «più sociologici» e che poi ha condannato per scarsa «scientificità». Si è tentato, in tal modo, di neutralizzare la forza e la profondità di un autore che è riuscito a essere insieme un intellettuale e un militante. Il secondo volume degli Scritti politici illustra il «divenire algerino» e dunque il «divenire rivoluzionario» di questo giovane antillese, nella parabola che lo porta da psichiatra a contatto col mondo coloniale ad ambasciatore culturale e politico della nascente Repubblica algerina.
Il tema che accomuna gli interventi qui raccolti è quello della lotta di liberazione di un’intera popolazione al dominio coloniale. Una lotta che non è il semplice contrattacco di un soggetto oppresso, ma vera e propria rivoluzione dei rapporti di potere che pervadono la società dominata. È nello stravolgimento delle relazioni tra i generi, nella crisi del sistema patriarcale, nell’appropriazione della tecnologia e della medicina, nella definizione di un nuovo concetto di «popolo» e «nazione» che avviene la rivoluzione algerina. Nella rivolta contro il colonialismo francese, la rivoluzione algerina consuma il proprio accesso alla modernità. Una modernità priva della forma universale che ha così spesso accompagnato il potere coloniale. Piegata alle istanze di un soggetto che nella rivolta contro il nemico per prima cosa esperisce la propria rivoluzione.
Dal «ventre del mostro», nel cuore del processo rivoluzionario di decolonizzazione, Fanon offre una delle testimonianze più intense su lotta di liberazione forse più rilevante del Novecento.


Un assaggio

Un regime fondato sulla violenza

Il regime coloniale è un regime introdotto con la violenza. È sempre con la forza che il regime coloniale si impone. È contro la volontà dei popoli che altri popoli numericamente più potenti o con tecnologie di distruzione più avanzate si sono imposti.
Intendo dire che un sistema così fondato sulla violenza non può che essere fedele a se stesso e la sua durata nel tempo dipende dalla conservazione della violenza.
Ma la violenza di cui è questione non è una violenza astratta, non è solo una violenza dello spirito, ma una violenza quotidiana del colonizzatore sul colonizzato: apartheid in Sudafrica, lavori forzati in Angola, razzismo in Algeria. Disprezzo, politica dell’odio, queste sono le manifestazioni di una violenza tanto concreta quanto dolorosa
Tuttavia, il colonialismo non si accontenta di questa violenza nel presente. Il popolo colonizzato viene ideologicamente presentato come un popolo la cui evoluzione si è bloccata, impermeabile alla ragione, incapace di dirigere i propri affari, bisognoso di essere governato in permanenza. La storia dei popoli colonizzati viene trasformata in agitazione senza alcun significato e, per questo, si ha l’impressione che per questi popoli l’umanità sia cominciata con l’arrivo dei valorosi coloni
Violenza nel comportamento quotidiano, violenza nei confronti del passato, svuotato di ogni sostanza, violenza nei confronti dell’avvenire, poiché il regime coloniale si pone come necessariamente eterno. Vediamo dunque che il popolo colonizzato, preso nella gabbia di una violenza tridimensionale, punto d’incontro di violenze molteplici, diverse, reiterate, cumulative, arriva rapidamente e logicamente a porsi il problema della fine del regime coloniale, con qualsiasi mezzo
Questa violenza del regime coloniale non è vissuta soltanto sul piano dell’anima, ma anche coi muscoli e col sangue. Questa violenza che si vuole violenta, che diviene sempre più smisurata, produce irrimediabilmente la nascita di una violenza interna nel popolo colonizzato ed è così che insorge una collera giusta che cerca il modo di esprimersi
Il ruolo del partito politico che prende in mano i destini di quel popolo è di convogliare questa violenza e di canalizzarla, offrendole una piattaforma pacifica e un terreno costruttivo perché, per lo spirito umano che contempla lo svolgimento della storia e che tenta di restare sul terreno dell’universale, la violenza deve innanzitutto essere combattuta col linguaggio della verità e della ragione.
Ma accade sfortunatamente – e non c’è nessuno che non deplori tale esigenza storica – che, in certe regioni asservite, la violenza del colonizzato divenga semplicemente una manifestazione della sua esistenza propriamente animale. Dico animale e parlo da biologo, perché tali reazioni, tutto sommato, sono reazioni di difesa che traducono un banale istinto di conservazione.
La conquista della rivoluzione algerina, il suo culmine grandioso, è aver trasformato l’istinto di conservazione in valore e in verità. Per il popolo algerino, l’unica soluzione era questo scontro eroico in seno al quale doveva cristallizzare la sua coscienza nazionale e approfondire la sua essenza di popolo africano.
E nessuno potrà negare che tutto il sangue versato in Algeria sarà infine il nutrimento della grande nazione africana
In certe colonie, la violenza del colonizzato è il gesto ultimo dell’uomo braccato, è il suo essere pronto a perdere la vita. Alcune colonie si battono per la libertà, l’indipendenza, il diritto alla felicità. Nel 1954, il popolo algerino ha preso le armi perché l’oppressione della gabbia colonialista diventava insopportabile, perché la caccia agli algerini nelle strade e nelle campagne era definitivamente aperta e perché, infine, non si trattava più per lui di dare un senso alla propria vita, ma di darne uno alla propria morte.

ISBN: 978-88-89969-34-2
PAGINE: 192
ANNO: 2007
COLLANA: Idra
TEMA: Migranti e pensiero post-coloniale
Autore

Frantz Fanon

Ftantz Fanon nasce nelle Antille francesi nel 1925 e muore negli Stati Uniti nel 1961. In traduzione italiana sono disponibili le sue opere maggiori: I dannati della terra (Einaudi, 2000) e Pelle nera, maschere bianche (Tropea, 1996). La pubblicazione in due volumi degli Scritti politici rende interamente disponibile in lingua italiana tutta la produzione dell'autore.

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