La rivoluzione è finita abbiamo vinto

Leggere A/traverso è impossibile. Non credo che ci sia qualcuno così pazzo da farlo, né qualcuno che ci riesca

Franco Berardi Bifo

La rivoluzione è finita abbiamo vinto

Storia della rivista «A/traverso»

Prefazione di Franco Berardi Bifo

La rivoluzione è finita abbiamo vinto
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La storia di una delle riviste più rappresentative del Movimento del ‘77, un’esperienza collettiva straordinariamente innovativa. Fu infatti il primo esempio di grafica punk italiana, e nello stesso tempo fu l’ultima delle riviste di avanguardia del Novecento i cui riferimenti erano il futurismo di Majakovskij e un’originale rivisitazione dello spirito dadaista.

Ma fu anche una rivista che proponeva raffinate analisi politiche e filosofiche mirate a liberarsi dal modello leninista dell’organizzazione per fondare un movimento di collettivizzazione della vita quotidiana, di proliferazione di esperienze micro-politiche di autorganizzazione.

Nel suo primo editoriale «A/traverso» si esprimeva così: «Appropriazione e liberazione del corpo, trasformazione dei rapporti interpersonali, sono il modo in cui oggi ricostruiamo un progetto contro il lavoro di fabbrica, contro qualsiasi ordine fondato sulla prestazione e sullo sfruttamento».

Qui il pdf del nuovo numero di A/traverso 2017


Un assaggio

Perché rileggere «A/traverso» oggi, a quarant’anni esatti dal Settantasette?

«Leggere A/traverso è impossibile. Non credo che ci sia qualcuno così pazzo da farlo, né qualcuno che ci riesca». Così Franco Berardi (Bifo), filosofo e fondatore della rivista, ha risposto divertito alla mia domanda la prima volta che ci siamo incontrati. Non saprei trovare parole migliori per presentare la storia di una rivista che per sua stessa natura sfugge a qualsiasi rilettura o interpretazione postuma. Sfugge non soltanto perché i suoi editoriali sono incompleti e pieni di errori, o perché alcuni suoi numeri sono ormai quasi irrintracciabili, ma soprattutto perché non rispetta e anzi rovescia le dinamiche codificate della comunicazione. Le rompe, disarticolando e frammentando il testo, che si presenta fin da subito spurio, deviante, ingovernabile e sempre «al di là».

La rivista nacque nel 1975, dall’eredità della controcultura e dell’operaismo degli anni Sessanta, ma nel contempo si presentò come il simbolo di uno scarto nel mondo antagonista della sinistra extraparlamentare di allora. Una frattura sghemba, obliqua e anche ambigua, proprio come quella barra che spaccava il titolo a metà e che si insinuava nel mezzo delle cose. Proprio in virtù del loro posizionamento «trasversale» e «trasversalista», i fondatori della rivista sono stati tra i pochi a immaginare lo scenario che si sarebbe profilato oltre quella stagione di lotte e di conquiste, a presentire il pericolo della mutazione che avrebbe preso il sopravvento con la fine della rivolta.

Forse anche per questo motivo «A/traverso» può essere considerata una chiave di lettura privilegiata dei fatti del Settantasette. Oltre a essere stata una delle testate principali di quel movimento, oltre ad aver avuto sede a Bologna – luogo di uno dei più drammatici avvenimenti di quel fatidico anno – nei suoi articoli già si avvertiva la parabola di quelle speranze, tutti i rischi che esse covavano, i presagi del «tempo del dopo».

ISBN: 978-88-6548-178-3
PAGINE: 208
ANNO: 2017
COLLANA: I libri di DeriveApprodi
TEMA: Anni Settanta, Contro-culture
Autore

Luca Chiurchiù

Luca Chiurchiù è dottorando in letteratura italiana contemporanea all’Università di Macerata. È autore di alcuni contributi critici su Wu Ming,  Pier Vittorio Tondelli e Federigo Tozzi.  

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