Skizomedia

«Una ricostruzione del mediattivismo fino ai giorni nostri»

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Trent’anni di mediattivismo

ESAURITO
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Con lo stile e il linguaggio delle fanzine che si sono moltiplicate nel corso degli ultimi decenni ai margini del panorama editoriale, Franco Berardi (Bifo) ricostruisce le esperienze multiformi che a partire dagli anni Settanta hanno portato alla nascita del movimento della comunicazione indipendente.
Berardi parte da una rivisitazione delle teorie mediologiche, dagli scritti di McLuhan e di Eco, di Debord e di Deleuze e Guattari, per raccontare la storia del movimento delle radio libere che ha il suo simbolo nella vicenda di Radio Alice, la mitica emittente che nel 1977 animò il movimento degli studenti.
Descrive l’avvento della televisione nei comportamenti di massa degli anni Ottanta, e le prime esperienze video indipendenti. Opera una ricostruzione delle esperienze culturali, tecnologiche, sociali che hanno accompagnato la nascita di Internet, lo sviluppo e il senso della cybercultura.
Racconta la genesi e le manifestazioni del subvertising, il movimento di critica artistica della pubblicità che ha la sua espressione più importante nella rivista canadese «Adbusters». Ripercorre la nascita e l’esplosione del movimento new global e la proliferazione di media indipendenti a esso collegato. In questo contesto colloca la nascita e la diffusione globale della rete Indymedia. Infine si rivolge all’attuale situazione del mediattivismo globale, e dei suoi problemi teorici e organizzativi.
Parla delle patologie legate al sovraccarico di informazione, degli effetti di regressione prodotti dai media di massa, nella convinzione che il mediattivismo sia la condizione per l’emergere di una cultura di libertà adeguata ai tempi e alle tecnologie avanzate.
Tutto questo è ricostruito attraverso documenti originali, spesso riprodotti nella loro forma grafica: immagini, testate, graffi sulla pagina, con lo stile dei taggers hip hop.


Un assaggio

Tecnologia comunicazione e trasformazione sociale

Un fatto di enorme importanza, nella storia sociale dell’ultimo trentennio è la massificazione e la popolarizzazione degli strumenti di produzione tecno-comunicativa.

I mezzi di riproduzione tecnica dei messaggi giocano un ruolo essenziale nel divenire sociale.

Ricordiamoci quanto fu importante, per la nascita stessa della società moderna, la diffusione e la polarizzazione del libro, della Bibbia, del testo scritto.

Solo quando una parte consistente della società fu in grado di possedere la pagina scritta, e di far circolare il proprio pensiero e la propria memoria attraverso lo strumento della scrittura a stampa, divenne possibile la formazione di una borghesia produttiva, e l’esercizio di massa della politica.

Tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo si sono sviluppate e diffuse tecnologie di riproduzione tecnica dell’immagine e del suono, che hanno modificato l’Infosfera, e di conseguenza l’immaginario.

Questi mezzi ( la fotografia, il cinema, la radio, la televisione) sono rimasti per lungo tempo inaccessibili alla grande maggioranza della popolazione, strumenti costosi e rari che consegnavano il potere sulla produzione semiotica ad un piccolo circuito di specialisti.

Tra gli anni sessanta e settanta si crearono le condizioni per una diffusione di massa degli strumenti tecnici della produzione semiotica, della cultura, dell’arte e dell’informazione.

L’esperienza di Radio Alice si colloca proprio nel punto di innesto del processo di diffusione degli strumenti tecnologici di comunicazione di massa all’interno di un ceto sociale che allora chiamammo proletariato giovanile, ma che alla distanza possiamo considerare come l’ambiente di formazione del lavoro creativo ad alta tecnologia, che alla fine del secolo tende a divenire il fattore decisivo della trasformazione produttiva dell’occidente.

La mutazione che attraversa la produzione culturale negli ultimi decenni è legata al mutamento delle tecnologie di produzione culturale.

A partire da un certo momento, che si può collocare proprio negli anni Settanta, la diffusione di tecnologie di produzione comunicativa diviene un fenomeno di massa. Gli strumenti di produzione semiotica, cioè gli strumenti che servono a produrre segni che poi entrano nel circuito distributivo dell’Infosfera, sono commercializzati a costi facilmente abbordabili, e questo rende possibile un accesso sempre più vasto alla produzione culturale.

Dal punto di vista del consumo questo significa che l’Infosfera (la sfera in cui circolano segni portatori di intenzione culturale) diviene sempre più densa, sempre più fitta, con effetti sociali e culturali che oggi cominciamo a poter valutare in termini di mutazione della cognizione collettiva.

ISBN: 88-89969-00-8
PAGINE: 144
ANNO: 2006
COLLANA: Fuori collana
TEMA: Contro-culture, Media-strategie

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