Sporcare i muri

«Contro il decoro: arte urbana e vandalismo»

Sporcare i muri

Graffiti, decoro, proprietà privata

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Negli ultimi anni sono nate associazioni di sedicenti cittadini, difensori dell’ordine visivo e della pulizia murale, il cui scopo è contrastare la diffusione del writing, dei graffiti e della street art non autorizzata:
«Angeli del bello», «Retake» e associazioni antigraffiti di ogni tipo.
Si scopre facilmente che spesso si tratta, oltre che di fanatici della pulizia, di gruppi interessati a valorizzare le loro attività commerciali o proprietà:
antiquari, gioiellieri e così via, per non parlare di sindaci di destra e di centro-sinistra che esigono punizioni esemplari per gli imbrattatori.
Il volume entra nel merito – economico, politico ed estetico – dello scontro tra decoro e libera espressione, tra difesa ottusa della proprietà e creatività diffusa, tra sostenitori di idee anacronistiche di bellezza e decoro, da una parte, e protesta visiva dall’altra, tra bravi cittadini (che spesso proprio bravi non sono) e ragazzi con la felpa.
Il volume ricostruisce questo scontro, dà la parola ai writer, riportando le loro testimonianze ed esperienze, ed esamina le prospettive di un conflitto che attraversa le città di tutto il mondo.
Con interventi di: Airone, Blu, Breezy G, Bue 2530, Collettivo FX, Ex Voto, Groove, Guerrilla Spam, Hogre, Incursioni Decorative, Lina, Mork, Nemo’s, Panama, Soviet_Volkswriterz, Tiler, TUFF; e di Monia Cappuccini, Marcello Faletra, Raffaella Ganci, Mattia Tombolini.

Un assaggio

Che mille fiori fioriscano

I graffiti sono combattuti in tutto il mondo in nome dell’ordine pubblico. Tuttavia, mentre negli Stati Uniti l’«ordine» è essenzialmente una questione di controllo sociale classico – in nome della volontà della «maggioranza dei cittadini», del «bene della società», della «difesa della proprietà privata», ecc. –, in Europa, e in particolare in Italia, i graffiti sono avversati in quanto violerebbero il «decoro» urbano. Gli americani, come sempre più brutali o meno ipocriti degli europei, hanno elaborato a questo proposito la teoria delle «finestre rotte» (broken windows), secondo cui il degrado estetico si traduce senza soluzione di continuità in violenza criminale. Gli europei la mettono invece sull’eleganza e sulla decenza come valori in sé. I graffiti imbratterebbero l’immagine delle città e quindi nuocerebbero al gusto, a uno sguardo abituato a godere la bellezza classica di edifici e monumenti. Che da noi sia in gioco, almeno a parole, una questione estetica è sostenuto da un assessore della ex-giunta Pisapia a Milano, assai attiva nella repressione dei graffiti:

Vorremmo lanciare dei Cleaning day a tema, pulire i muri dei centri sportivi, i pali, i semafori, per prendersi cura della città, creare cose belle e annullare il brutto. C’è graffito e graffito. Per esempio, quelli sui muri dell’Ippodromo sono opere da conservare.

In fondo, le due versioni dell’anti-graffitismo ricalcano la distinzione, cara ai neocons, tra un’America muscolare, decisionista, e un’Europa imbelle, adagiata nella mollezza delle sue tradizioni più che millenarie. In un lavoro precedente abbiamo iniziato a decostruire le ragioni dell’anti-graffitismo, notando per cominciare come sia la versione hard, americana, sia quella soft, europea, inciampino in evidenti difficoltà. Iniziamo dalla prima. Può essere che finestre rotte e graffiti si diffondano in quartieri degradati di città in crisi perenne come Detroit o altri centri ex-industriali, ma sono l’effetto o il sintomo della crisi, non la causa. Dove la disoccupazione miete più vittime o mancano i servizi sociali elementari, vivono inevitabilmente i poveri ed è tra questi che cresce il mercato delle droghe più cheap, con relativi conflitti e violenze. Graffiti e tag possono essere sia il marchio o brand territoriale delle gang («In questo quartiere comandiamo noi!»), sia l’espressione di una protesta sociale ed esistenziale di chi non vuole sottomettersi alle regole criminali del disordine o al potere.
Il problema della versione europea è invece diverso: chi ha deciso, e con quale diritto, che i muri di un palazzo sono più belli senza un graffito?

ISBN: 9788865482162
PAGINE: 144 + 16 ill.
ANNO: 2018
COLLANA: I libri di DeriveApprodi
TEMA: Contro-culture, Immaginari, Metropoli e spazi urbani