Storia politica della moltitudine

«Analisi su Spinoza e il suo concetto di “moltitudine”»

Storia politica della moltitudine

Spinoza e la modernità

A cura di Filippo Del Lucchese

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Un libro dedicato allo spinozismo, alla sua tradizione politica e alla sua posta in gioco nella storia del pensiero, cui prendono parte alcuni dei più significativi studiosi di Spinoza contemporanei.
Concetto chiave dell’approccio a Spinoza è quello di moltitudine, che diviene non solo il principio di una nuova forma di vita politica, ma anche di una inedita possibilità di pensare il soggetto e l’individuo. Un principio di unione, di alleanza e cooperazione, un principio di conflitto, di resistenza e di guerra. Queste sono le coordinate di quell’anomala figura dell’antropologia e della teoria politica moderna che si chiama spinozismo e che gli autori di questo volume sono chiamati a indagare.

Interventi di: Laurent Bove, Filippo Del Lucchese, Juan Pedro García del Campo, Augusto Illuminati, Nicola Marcucci, Warren Montag, Vittorio Morfino, Toni Negri, Aurelio Sainz Pezonaga, Hasana Sharp, Aris Stilianou, Ted Stolze, Riccardo Verni, Stefano Visentin.


Un assaggio

«La differenza fra me e Hobbes, della quale mi chiedete – scrive Spinoza a un suo ansioso e preoccupato corrispondente – consiste in questo, che io continuo a mantenere integro il diritto naturale e affermo che al sommo potere in qualunque città non compete sopra i sudditi un diritto maggiore dell’autorità che esso ha sui sudditi stessi, come sempre avviene nello stato naturale».

Negli anni Settanta del XVII secolo, nel cuore dell’epoca contrattualistica e agli albori del liberalismo moderno, la sfida viene così lanciata: è possibile – e anzi necessario – per Spinoza pensare la sovranità in un rapporto di assoluta immanenza alla comunità politica, concepire lo Stato come subordinato al diritto, immaginare la potestas come una funzione e un’espressione della potentia.
La libera moltitudine non è più rivolta verso il volto rassicurante del sovrano, come nel frontespizio del Leviatano, perché non ha più bisogno di essere rappresentata per esistere. Non si tratta, per Spinoza, di rendere gloria a un nuovo dio mortale (la moltitudine invece del sovrano). Si tratta piuttosto di fondare la consistenza ontologica del soggetto (di ogni soggetto, quello singolo come quello collettivo) nella rete immanente delle relazioni individuali che, in politica, si chiamano rapporti di forza: mantenere il diritto naturale nello Stato significa, per Spinoza, mantenere integro un vero e proprio «diritto di guerra» fra i sudditi e il sovrano.
La moltitudine diviene così non solo il principio di una nuova forma di vita politica, ma anche di una inedita possibilità di pensare il soggetto e l’individuo. Un principio di unione, di alleanza e cooperazione, un principio di conflitto, di resistenza e di guerra: sono le coordinate di quell’anomala figura dell’antropologia e della teoria politica moderna che si chiama spinozismo.
Raccogliamo in questo volume una serie di interventi firmati da studiosi provenienti da diversi paesi e diverse tradizioni interpretative: la Francia, la Grecia, l’Italia, la Spagna e gli Stati Uniti. Diverse tradizioni, ma un comune intento: quello di sottolineare l’anomalia – un termine più appropriato che non quello di «eccezione» – della filosofia di Spinoza nella prima modernità, agli albori della formazione dei concetti di Stato e di soggetto politico e giuridico
Alcuni di questi interventi sono stati presentati alla giornata di studi su «La forza di Spinoza: potere e soggettività agli albori della politica moderna», che si è tenuta presso il dipartimento di Politica, Istituzioni, Storia dell’Università di Bologna il 10 febbraio 2009.
Altri articoli si sono successivamente aggiunti a questo nucleo originario di interventi. Una certa impressione di eterogeneità – nello stile, più che nei contenuti – può così emergere dalla lettura dei testi. Agli articoli più complessi, lunghi e articolati, si è deciso di affiancare gli interventi preparati per un’esposizione orale, per un’occasione più immediata di confronto e di crescita collettiva.
Gli autori – come dicevo appartenenti a diverse tradizioni interpretative – sono tutti impegnati, da anni, a sottolineare il carattere fortemente materialista, immanentista e rivoluzionario del pensiero di Spinoza. Questa interpretazione si è affermata con forza nella storiografia spinozista degli ultimi anni. Con forza, ma non senza difficoltà: gli studiosi che presentano le proprie ricerche in questo volume sono per la più parte universitari, ma ben lontani dai centri di potere accademico che ancora dettano le linee «ufficiali» di interpretazione dello spinozismo.
Una volta affermata questa impostazione di fondo, la scommessa era dunque quella di verificare la possibilità di procedere oltre la semplice enunciazione – spesso autogratificante – del carattere sovversivo del pensiero di Spinoza. Verficare lo «stato dell’arte» e mettere alla prova le nostre interpretazioni materialistiche, partendo dall’incrocio di alcune dimensioni fondamentali nell’opera di Spinoza: la politica, l’ontologia e la storia.

ISBN: 978-88-89969-89-2
PAGINE: 208
ANNO: 2010
COLLANA: I libri di DeriveApprodi
TEMA: Beni comuni, Filosofia, Plebi e moltitudini

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