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«Riflessioni sulla morte con immagini dell’ultima dimora di personaggi famosi»

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La terra ti sia lieve

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Montaigne diceva che i cimiteri sono pieni di persone che si ritenevano uniche, fondamentali e indispensabili. E famose.
Il libro è un viaggio per i cimiteri d’Italia, una sorta di visita guidata ai personaggi che hanno scritto pagine importanti della storia italiana del dopoguerra: politici, cantanti, attori, sportivi, scrittori, finanzieri, imprenditori, magistrati, giornalisti, militanti della lotta armata. []
I testi, scritti dal giornalista Luca Cardinalini, della vita dei personaggi raccontano quello che Edgar Lee Masters chiamava la «fine del tempo», l’attimo decisivo che chiude un destino. Del come se ne è andato, del luogo in cui riposa e di cosa pensava della morte. Sono una miniera di notizie e di dettagli, magari sfuggiti o dimenticati, e insieme una riflessione profonda sull’ars moriendi, sul diverso modo di pensare e vivere la morte.
Le foto, scattate dal fotografo Giuseppe Cardoni, raccontano del luogo fisico, dell’ultima dimora. Ci sono tombe meta di pellegrinaggi (Massimo Troisi, Fabrizio De André, Marco Pantani, Augusto Daolio, Alberto Sordi [] ), alcune dimenticate malgrado il personaggio sia ancora presente nella memoria e nella vita pubblica (Aldo Moro, Enrico Berlinguer, Marcello Mastroianni, Federico Fellini, Luigi Tenco, Enzo Ferrari, Italo Calvino, Giovanni Falcone [] ), altre con una loro storia particolare (Pier Paolo Pasolini, Palmiro Togliatti, Totò, Eduardo De Filippo, Peppino Impastato, Mara Cagol, Giuseppe Pinelli, don Lorenzo Milani, Primo Levi []).


Un assaggio

Rino Gaetano

Nasce a Crotone il 29 ottobre 1950, muore a Roma il 2 giugno 1981.
Un malore, o forse il sonno, o l’alta velocità, quest’ultima poco probabile stando ai rilievi della polizia stradale. Sta di fatto che in via Nomentana, a poche centinaia di metri da casa, la Volvo 343 del cantante sbanda, va contromano e infine si schianta con la fiancata destra contro un camion che arriva in senso contrario. Mancano pochi minuti alle 4 del mattino.
Stava tornando a casa dopo una cena e una serata con alcuni amici. Sarà lo stesso autista del camion, Antonio Torres, da Moricone, in provincia di Roma, a prestare i primi soccorsi aiutato da altri automobilisti di passaggio.
Un’ambulanza lo trasporta al Policlinico, già in coma. Essendone privo, si tenta di trasferirlo in un ospedale dotato di un reparto di neurotraumatologia cranica, ma dei cinque nosocomi (Gemelli, San Filippo Neri, San Giovanni, Cto alla Garbatella e San Camillo), nessuno ha un letto disponibile. Circa un’ora dopo, intorno alle 6, muore senza aver ripreso conoscenza.
C’è anche una tiepida polemica, che rientra subito. Lo sfondamento del torace con grave emorragia interna, forse dovuto al colpo contro il volante, e le gravissime lesioni al cranio causate dall’urto della testa contro il parabrezza, avrebbero reso quasi disperato ogni tentativo di salvargli la vita.
E pensare che il Policlinico da sei mesi era pronto per partire con un reparto di neurochirirugia d’urgenza, già nominato un primario, ma un suo collega aveva fatto ricorso al Tar e quindi tutto era sospeso.
Funerali, molto commoventi e partecipati, celebrati alla chiesa del Sacro Cuore del Suffragio, sulla Nomentana, dove vivevano i genitori – custodi di un palazzo – e dove lui frequentava un bar. Tra gli altri, presenti Francesco De Gregori, Antonello Venditti e Riccardo Cocciante.
Al prete, padre Renato Simeone, suo ex insegnante, aveva chiesto di sposarlo quanto prima con Amelia, la storica fidanzata. Il sacerdote piange a dirotto quando tocca la bara, svengono prima la sorella Anna, poi la fidanzata.
Perfino lo pseudonimo dei suoi inizi, Kammamuri, con un piccolo spostamento d’accento sull’ultima vocale diventava, in una sorta di esperanto dei dialetti meridionali, il presagio dell’ineluttabilità della morte. Il tempo non ha affievolito il ricordo. Una raccolta delle sue canzoni è balzata in testa alle classifiche dei dischi più venduti a oltre venti anni dalla scomparsa. Anche al Verano, dove è sepolto – riquadro 119, cappella V, ma presto verrà trasferito a Crotone – è una fila continua di fan e amici, che gli chiedono un aiuto per un esame, gli lasciano dediche o testi di canzoni, dissacranti, polemiche e gioiose come le sue, sperando che le legga dall’aldilà.

ISBN: 88-88738-91-6
PAGINE: 156
ANNO: 2002
COLLANA: Fotografiche
TEMA: Arte, Antropologia ed etnografia
Autori

Luca Cardinalini

Luca Cardinalini, nato a Marsciano (Perugia), è giornalista Rai. Collabora con il quotidiano «il manifesto» sul quale ha una rubrica settimanale: «la barba al palo».

Giuseppe Cardoni

Giuseppe Cardoni, di Marsciano (Perugia), è dirigente di azienda. Si innamora della fotografia negli anni Settanta. Ne percorre molti generi, dal ritratto alla fotografia sportiva, fino ad approdare alla fotografia di musica e spettacolo e soprattutto al reportage. Ha preso parte a pubblicazioni e mostre sia personali che collettive.

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