Sul piacere e sul dolore

«un libro sulla felicità che manca oggi nella società contemporanea»

Sul piacere e sul dolore

Sintomi della mancanza di felicità

Sul piacere e sul dolore
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La forma di vita dell’Occidente contemporaneo sembra consegnata a una strana mancanza di felicità. L’aumento esponenziale del benessere materiale, che avrebbe dovuto garantire a tutti la felicità, si è rovesciato in una peculiare forma di anestesia, in cui l’ottundimento fisico e la rimozione intellettuale fanno sparire dall’orizzonte non solo il dolore, ma anche il piacere.
Di questa situazione esistono diversi sintomi: la ricerca ossessiva della salute perfetta, l’equivalenza di piacere e prestazione, la rimozione del dolore esperito e l’ostentazione spettacolare del dolore da cataclisma… Stefania Consigliere si fa interprete di questi sintomi, descrivendo un quadro della vita pubblica e privata in cui è difficile non riconoscersi. All’analisi del presente e dei suoi paradossi fa da controcanto la storia degli strumenti concettuali usati per descrivere la relazione tra piacere, dolore, verità e soggetto. Attraverso il confronto col pensiero di autori tanto diversi quanto Aristotele e Wittgenstein, Foucault e Simondon, questo saggio propone una lettura di piacere e dolore come indici di soggettivazione, segnali di «buona vita» o di buona vita mancante. Scopo della teoria non è tuttavia la contemplazione, ma il tentativo di ridare senso all’esperienza. Poiché è tempo di restituire al dolore il suo vero volto e di rivendicare con forza la felicità.


Un assaggio

Lo stato di cose visibile nel nostro tempo dall’interno della forma di vita detta occidentale è descrivibile come «mancanza di felicità»: un girare a vuoto del mondo che non è più sufficiente a portare a destinazione, una latitanza della destinazione che non è ancora sufficiente a dare un senso al mondo. «Mancanza di felicità» non significa «infelicità»; e tuttavia, essa neppure converge verso la mancanza di dolore: non è lo stato di sospensione caro agli epicurei, non designa una quiete desiderabile entro due estremi agitati e poco raccomandabili. Somiglia semmai a un vuoto in tensione
È una situazione nuova e specifica che risente, senza esserne consapevole, di ciò che accade ai margini (sempre più estesi e sempre più vicini) dell’Occidente stesso, dove il dolore mantiene o estende ancora il suo dominio. Questo non esclude la presenza, in altre terre, della felicità e della sua possibilità: ma appunto, ciò che caratterizza la situazione occidentale contemporanea in rapporto alle altre non è tanto una minore presenza generale dell’infelicità, quanto una specifica assenza di felicità. L’Occidente si vuole oggi incline allo svuotamento e il colar via della pienezza, da ciò che è infelice come da ciò che è felice, è il correlativo percettivo dello svuotamento di senso, della perdita di valori periodicamente lamentata. Non si tratta affatto, come tutti i fascismi hanno proposto e ripropongono, di tornare a un pieno, a un’origine che fonda, a un prima mitico – ma di guardare dentro il vuoto per vedere quali forze lo mettono in tensione. La mancanza di felicità all’apparente termine della storia non è una beffa ma un indizio
Il vuoto di felicità è venuto a visibilità oggi e in Occidente perché qui le condizioni materiali l’hanno reso per la prima volta osservabile. Si tratta di una visibilità particolare, in negativo: l’onda benevola del benessere materiale, con la sua schiuma di discorsi rassicuranti, si frange contro un bordo imprevisto. Accumulata in massa densissima e con velocità esponenziale, la ricchezza d’Occidente accresce la propria forza d’attrazione, così come nei corpi stellari la crescita della massa fa aumentare la forza di gravità. Più ingrandisce la massa, più l’orizzonte si fa prossimo e invalicabile – fino ad arrivare alla trappola dei buchi neri. Questo benessere materiale in crescita forzata è ciò che Debord chiama «sopravvivenza aumentata»: l’indipendenza e il dominio della merce, la totalità del lavoro venduto «che diviene globalmente la merce totale il cui ciclo deve proseguire senza posa». La mancanza di felicità è oggi l’orizzonte stesso degli eventi, un bordo curvo oltre il quale la luce del comfort non riesce ad andare, mentre le stelle seguono strane traiettorie apparenti nella volta celeste e non possono più essere raggiunte
Non è cosa degli ultimi anni soltanto. Il vuoto di felicità è visibile in filigrana negli ultimi due secoli di storia: la felicità diserta l’arte, la gioia abbandona la musica, la speranza sparisce dalla letteratura. Rovesciando la massima cristiana Hegel scriveva: «Cercate cibo e vestiti, il regno dei cieli vi verrà dato in sovrappiù». Il nostro cibo dev’essere mal cotto e i vestiti mal cuciti perché, nonostante le dimensioni di frigoriferi e armadi, il regno dei cieli ancora non appare. E d’altro canto, i cibi e i vestiti che occhieggiano dagli schermi della televisione e dai cartelli sulle tangenziali promettono tutti la medesima cosa: l’accesso al regno dei cieli. Il mazzo delle chiavi di san Pietro è caduto nelle mani di una banda di falsari.

ISBN: 88-88738-56-8
PAGINE: 272
ANNO: 2004
COLLANA: I libri di DeriveApprodi
TEMA: Beni comuni, Filosofia, Immaginari
Autore

Stefania Consigliere

Stefania Consigliere (1969) lavora come ricercatrice all'Università di Genova. Si interessa di evoluzione del linguaggio e di processi partecipativi. Collabora alla rivista «Forme di vita».

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