Tristano

«Opera sperimentale e provocatoria»

Tristano

Romanzo multiplo in copia unica

Tristano
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Nel 1961 Nanni Balestrini, con l’aiuto di un calcolatore elettronico (il prototipo del computer), concepì il progetto di un romanzo da riprodurre in un numero illimitato di esemplari ognuno diverso dall’altro, ricavati da diverse combinazioni degli elementi di un medesimo testo base. Ma le tecniche di stampa dell’epoca non ne consentirono la realizzazione. Così nel 1966 l’editore Feltrinelli si limitò a pubblicare il testo base con il titolo Tristano. Era il primo romanzo di Balestrini mai più ripubblicato. Il libro suscitò l’interesse della critica per il suo aspetto sperimentale e provocatorio.
Quarant’anni dopo, lo sviluppo della stampa digitale è in grado di realizzare quell’antico progetto che mette in crisi il dogma della versione originale e unica di un’opera, che può invece assumere molteplici varianti proprio come le forme della natura. Un nuovo modo di concepire la letteratura, che offre ai lettori inedite possibilità di libertà creativa e comunicazione.
DeriveApprodi oggi presenta la nuova versione di Tristano: romanzo multiplo secondo il progetto iniziale, stampato in copie uniche una diversa dall’altra.
Con la prefazione di Umberto Eco.


Un assaggio

Nota al testo di Nanni Balestrini
Nel 1961 avevo composto Tape Mark I, un esperimento poetico realizzato sfruttando le possibilità combinatorie di un calcolatore elettronico IBM (così allora veniva chiamato il computer). Una serie di spezzoni di frasi venivano montate in successione, fino a formare sequenze di versi, seguendo semplici regole trasformate in un algoritmo che guidava il lavoro della macchina. Il numero dei risultati possibili era grandissimo, e una piccola serie di varianti, sufficiente a mostrare il senso dell’operazione, venne pubblicata sull’Almanacco Bompiani 1962.
All’epoca l’esperimento destò grande scalpore, era la prima volta che un’operazione del genere era stata compiuta, e la stampa in Italia e all’estero si sbizzarrì fantasiosamente sugli effetti di una produzione di «poesie a macchina». In realtà si trattava solo di utilizzare uno strumento capace di effettuare combinazioni con enorme rapidità, lasciando ampi margini all’imprevisto, al caso.
Utilizzando lo stesso strumento, avevo successivamente concepito il progetto di un romanzo. Rispetto all’esperimento sulla poesia, quello su un testo narrativo aveva il vantaggio di poter avere come prodotto finale un oggetto fisico, un libro, che nelle sue varianti si sarebbe potuto produrre in un grandissimo numero di esemplari, tutti sensibilmente diversi tra di loro, risultanti dalle diverse combinazioni di elementi verbali che il calcolatore volta per volta avrebbe ottenuto seguendo il programma prestabilito.
Ma le tecniche di stampa dell’epoca non permettevano la realizzazione del progetto, per cui nel 1966 mi ero limitato a pubblicarne presso l’editore Feltrinelli una singola versione con il titolo Tristano, un ironico omaggio all’archetipo del romanzo d’amore. Il libro suscitò l’interesse della critica per il suo aspetto sperimentale e provocatorio, che rimetteva in discussione le nozioni di personaggio e di trama, di tempo e di luogo. Un’attenta interpretazione del testo (che ovviamente non considera l’aspetto combinatorio dell’attuale edizione) si trova nella prefazione di Jacqueline Risset alla traduzione francese, pubblicata nel 1972 dalle Editions du Seuil, qui di seguito riportata.
Oggi, a quarant’anni di distanza, lo sviluppo della stampa digitale è in grado di realizzare l’antico progetto, e le macchine Xerox sono in grado di stampare in modo rapido e continuo libri dissimili. Si è resa così possibile la pubblicazione di Tristano (mai più ristampato dal 1966) nella versione a suo tempo progettata: una tiratura di copie uniche numerate, contenente ciascuna una diversa combinazione del materiale verbale precostituito, elaborata dal computer secondo un programma stabilito.
L’operazione mette in crisi il dogma della versione originale, unica e definitiva, di un’opera letteraria, imposto dal rigido determinismo della tipografia meccanica gutenberghiana, che produce esemplari tutti rigidamenti identici tra di loro. Il superamento della riproduzione meccanica con quella ottenuta per mezzo dell’elettronica digitale, sembra alludere alla varietà infinita delle forme della natura, dove ogni elemento, dalla foglia di un albero a un essere umano, è una variante sempre leggermente differente di uno stesso prototipo ideale. In modo analogo un racconto orale differisce, più o meno ampiamente, quando viene rivolto a ascoltatori diversi, o quando viene ripetuto in tempi diversi. E così anche un’opera letteraria, un romanzo, può realizzarsi, grazie alle nuove tecnologie, non più in un unicum immutabile, ma in una serie di varianti tutte ugualmente valide, ognuna materializzata in un libro, copia e storia personale del singolo lettore.
Si tratta solo di un primo esperimento, che sfrutta in modo ancora limitato le grandi possibilità offerte da innovazioni tecnologiche, grazie alle quali è possibile rappresentare efficacemente la complessità e l’imprevedibilità della realtà contemporanea, del nostro vissuto quotidiano. E di sperimentare un nuovo modo di concepire la letteratura e il romanzo in particolare, al quale si offrono inedite possibilità di libertà creativa e di comunicazione con il pubblico dei lettori.

ISBN: 978-88-89969-41-0
PAGINE: 124
ANNO: 2007
COLLANA: Opere di Nanni Balestrini
TEMA: Immaginari, Media-strategie
Autore

Nanni Balestrini

Nanni Balestrini
Nato a Milano nel 1935, vive tra Roma e Parigi. Negli anni Sessanta è stato tra i principali animatori della stagione della «neoavanguardia». È autore di numerose raccolte di poesia e di romanzi di successo. Insieme a Umberto Eco, oggi anima la rivista «alfabeta2», nuova serie della storica rivista culturale «alfabeta». La casa editrice DeriveApprodi sta procedendo all'edizione completa delle sue opere.

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