Tute bianche

«Alcune teorie innovative sul reddito universale»

Tute bianche

Disoccupazione di massa e reddito di cittadinanza

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Il dibattito sulla proposta di un reddito di cittadinanza, incondizionato e universale, come strumento adeguato a fronteggiare la disoccupazione strutturale e quindi irreversibile, ha coinvolto settori sempre più ampi del mondo del lavoro e dell’economia, della politica e della cultura in generale.
Questo libro raccoglie interventi oltre che di militanti delle Tute bianche e di AC! (Agir ensemble contre le chômage) anche di studiosi italiani e francesi che da un decennio alimentano la ricerca teorica su un’alternativa finora troppo sbrigativamente tacciata di irrealismo utopistico. Alcune ipotesi teoriche fortemente innovative sono affiancate da analisi dei conflitti sociali che negli ultimi anni si sono manifestati a livello di massa, soprattutto in Francia, preannunciando uno dei più importanti cicli di lotte a livello mondiale.


Un assaggio

Domanda – Il suo attuale avvicinamento alla questione del reddito garantito sganciato dal lavoro (reddito di cittadinanza) è l’esito di una riflessione complessa e “tormentata” sulla divisione capitalista del lavoro e le dinamiche sociali in grado di superarla. Nei suoi lavori, ha finito col rinunciare a una problematica centrata sulla liberazione nel lavoro privilegiando una prospettiva che tende essenzialmente alla liberazione dal lavoro. È così che in Metamorfosi del lavoro afferma che di fronte all'”inappropriabilità della massa dei saperi necessariamente specializzati che la produzione sociale associa”, la ricerca del senso dell’attuale metamorfosi del lavoro consiste in un progetto di società del tempo liberato. L’automazione, riducendo sensibilmente la sfera del lavoro all’interno dell’impresa basata sulla “razionalità economica” del capitale, poteva essere sfruttata a vantaggio dell’espansione di ambiti di attività privi di necessità o di fine economico; e questo, grazie alla progressiva e drastica riduzione del tempo di lavoro. Il progetto di rovesciamento della logica della società duale prodotta dal neoliberalismo soffriva, secondo noi, di una visione classica dell’opposizione tra lavoro e non-lavoro, cioè tra differenti forme di impiego e attività non mercificate. È anche per questo che in questi libri, pur teorizzando la rottura di ogni rapporto tra tempo di lavoro diretto e garanzia sociale di un reddito a vita, il diritto a un reddito restava condizionale. Il reddito era la controparte del dovere di ogni cittadino di partecipare, per tutta l’esistenza (all’incirca ventimila ore a vita), alla produzione all’interno dell’ambito lavorativo eteronomo al rapporto salariale. Rispetto a questa impostazione, la sua ultima opera introduce, secondo noi, due innovazioni importanti: il passaggio dalla condizionalità all’incondizionalità della garanzia di un reddito sufficiente a vita; il passaggio da una concezione della crisi del valore lavoro, fondata essenzialmente sull’automazione, a una concezione che mette l’accento anche sul sapere vivo collettivamente detenuto dagli individui e che fa dell’intelligenza collettiva la principale forza produttiva. Come considera il movimento dei precari e dei disoccupati dell’inverno 1997/98 a partire dalla sua griglia di lettura delle trasformazioni del lavoro
Gorz – Come una svolta che avevo sperato, se non previsto, quando scrivevo che ciascuno di noi si percepisce come un disoccupato in potenza, un precario in potenza, ma che manca ancora la coscienza comune a tutti, formulata e accettata pubblicamente, del fatto che quella del precario è la figura centrale e la condizione normale: di colui o di colei che svolge in modo discontinuo molteplici lavori ma non si identifica con alcun mestiere, con nessuna professione determinata. Il movimento dell’inverno scorso ha fatto compiere un grande passo in avanti alla possibilità di comparsa di tale coscienza comune. Poche persone sanno che il 40% della popolazione attiva francese svolge lavori che ancora chiamiamo “atipici” o “fuori norma”, che il 45% della popolazione tedesca attiva e il 55% di quella italiana si trovano nello stesso caso. Però il 70% di questa gente ha simpatizzato con il movimento dei precari e dei disoccupati. Anziché scandire “vogliamo lavoro”, mettendosi così in posizione subalterna, in totale dipendenza rispetto ai padroni, ecco che disoccupati e precari esigono un reddito sociale sufficiente, anche durante le intermittenze dell’impiego o i periodi di sotto-impiego, di non-impiego; nessuno ha osato accusarli di “voler vivere del lavoro altrui”. La cittadinanza, “il diritto di avere dei diritti”, comincia a non essere più legata alla forma impiego del lavoro. Ora, essa tende a includere il diritto di rifiutare il “lavoro indegno”, in particolare tutti quegli impieghi o quasi-impieghi pagati la metà dello SMIC presentati come un favore che la società fa ai disoccupati. Ciò detto, è stato fatto solo un primo passo. Per andare avanti, non potremo fare a meno indefinitamente di una mediazione politica, cioè di un progetto che leghi in una prospettiva comune la diversità delle aspirazioni, dei livelli di esperienza, delle forme alternative di socialità, di cooperazione che, da soli, non sono capaci di comunicare direttamente fra loro (dall’intervista ad André Gorz, «Miseria del presente, ricchezza del possibile»).

ISBN: 88-87423-06-7
PAGINE: 192
ANNO: 2002
COLLANA: I libri di DeriveApprodi
TEMA: Economia e lavoro
Autori

Maurizio Lazzarato

Maurizio Lazzarato
Maurizio Lazzarato, sociologo e filosofo, vive e lavora a Parigi dove svolge attività di ricerca sulle trasformazioni del lavoro e le nuove forme di movimenti sociali. In italiano sono disponibili: La politica dell’evento (Rubbettino 2004), Lavoro immateriale. Forme di vita e produzione di soggettività (ombre corte, 1997) e Videofilosofia (manifestolibri, 1997). È anche autore dei seguenti libri in lingua francese: Puissances de l'invention, La psychologie économique de Gabriel Tarde contre l'économie politique (2002) e Expérimentations politiques (2009).

Andrea Fumagalli

Andrea Fumagalli è docente di economia all'Università di Pavia. È stato fondatore della rivista «Altreragioni». Con Sergio Bologna ha curato Il lavoro autonomo di seconda generazione (Feltrinelli, 1997). Altri suoi lavori sono: Bioeconomia e capitalismo cognitivo (Carocci, 2007) e La moneta nell'impero (insieme a Christian Marazzi e Adelino Zanini, ombre corte, 2002).

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