Un cane in chiesa

L’introduzione a un gigante misconosciuto del pensiero critico

Un cane in chiesa

Militanza, categorie e conricerca di Romano Alquati

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A dieci anni dalla sua scomparsa, Romano Alquati è per il pensiero critico un giacimento ancora in larga parte inesplorato. L’Alquati più conosciuto è quello della «conricerca militante», architrave dell’Operaismo politico italiano. Quasi del tutto sconosciuto è, invece, il suo percorso tra anni Ottanta e Novanta: si tratta, probabilmente, del periodo più importante nella sua elaborazione teorica militante. È in questi anni, infatti, che costruisce il «modellone», ovvero una proposta di interpretazione complessiva del capitalismo contemporaneo e delle possibilità di una fuoriuscita collettiva, e arriva a formulare delle ipotesi sulla società iperindustriale, sulle nuove forme disoggettività e sulla centralità della riproduzione, che anticipano le odierne tendenze di sviluppo.

CON TESTI DI GUIDO BORIO, FEDERICO CHICCHI, SALVATORE COMINU, ANNA CURCIO, MAURIZIO PENTENERO, RAFFAELE SCIORTINO


Un assaggio

Perché Alquati oggi
di Francesca Ioannilli

Perché ci è sembrato importante, se non fondamentale, fare un corso su Romano Alquati? Perché ha ancora molto da dirci. Per certi versi oggi, a distanza di dieci anni dalla sua morte, è più facile riconoscere la puntualità e l’efficacia di alcune categorie e di alcuni strumenti concettuali da lui proposti.
D’altronde in Alquati è sempre stata significativa la capacità e la volontà di anticipazione, di individuare la tendenza in atto in maniera tale da poterle cambiare direzione, di scommettere sulla punta avanzata di sviluppo del sistema, in termini di spazio e di figure che rivestono un ruolo baricentrale per i processi di accumulazione, dominio e valorizzazione. Guardare non ai soggetti costretti ai margini dello sviluppo e la modernità capitalistica, ma inserirsi dentro e contro le punte avanzate di quello sviluppo. In questo senso lo studio e l’analisi della riorganizzazione capitalistica e dei cicli di lotta avvenuti in altri paesi, effettuato tramite i testi non solo della letteratura politica rivoluzionaria e operaia internazionale, ma anche della sociologia (in particolare quella del lavoro americana e quella industriale francese) dei paesi in cui il taylorismo-fordismo era già da decenni una realtà, vengono utilizzati per rovesciare il ritardo in elemento di fora e possibilità di anticipazione.
Lungi dal fare di Alquati un «idolo» o un «guru», studiandolo in modo dogmatico o accademico, pensiamo invece che sia fondamentale utilizzarlo per meglio comprendere la realtà e trasformarla, mettere a verifica e dunque anche fecondamente in discussione le sue ipotesi e i suoi concetti per fare dei salti in avanti. Alquati definisce i suoi libri macchinette, perché scritti per funzionare come strumenti utili all’analisi e alla prassi militante, dunque non devono mai diventare feticci: se uno strumento non funziona va perfezionato, modificato e talvolta buttato. Non scrive per tutti, ci dice, scrive per i militanti, quelli che si sono posti come obiettivo costruire la fuoriuscita dal sistema capitalistico. I libri, le proposte, le analisi vanno fatte e trasformate in base alla loro utilità rispetto a questo fine ultimo. Emblematico in questo senso è il rapporto di Alquati con coloro che non appartenevano al «suo giro», «alla sua parrocchia». Alquati non rifiuta gli stimoli teorici dei nemici, degli avversari o di chi gli è estraneo; al contrario, qualora utili, ne evidenzia i punti di forza e li colloca sul livello che gli serve, senza perdersi in inutili o scontate polemiche ideologiche.
Alla stessa maniera non compiace i suoi «amici», anzi li contraddice, porta avanti un processo di elaborazione e ripensamento costante, conseguenza dell’insoddisfazione permanente per lo stato di cose presente, caratteristica da cui deve essere contraddistinto il militante.
Nel tentativo di fornire una cornice al pensiero di Alquati e alla sua figura, in questo testo farò riferimento al quinto capitolo scritto da guido Borio nel volume di Gigi Roggero L’operaismo politico italiano, uscito per la collana Input di DeriveApprodi nel 2019. Queste poche pagine riescono a selezionare e spiegare in maniera chiara i tratti specifici e caratterizzanti del pensiero e dei concetti da lui proposti. Per ulteriori approfondimenti rispetto al suo percorso politico e biografico sono fondamentali le due interviste contenute nel cd-rom di Futuro anteriore (DeriveApprodi, Roma 2002).
Alquati era un militante politico figlio del suo tempo. Il padre era un generale fascista, ucciso dai partigiani durante i giorni dell’insurrezione. questo segna la sua biografia e la sua infanzia, da una condizione agiata passa a uno stato di miseria economica e isolamento. la formazione di Alquati non è lineare.
Incontra il fronte della gioventù comunista, legge Marx, frequenta militanti storici del cremonese relazionandosi con minoranze comuniste (consiliariste, trozkiste, bordighiste, luxemburghiane e anche libertarie). Si iscrive al liceo classico ma interrompe gli studi e passa a un istituto tecnico. Il contesto locale e generale è segnato dalla crisi della proposta stalinista e terzinternazionalista, di lì a qualche anno sfileranno i carri armati a Budapest. Insieme ad altri compagni di Cremona sceglie di rapportarsi con proposte di rilettura del marxismo anche internazionali. Con Danilo Montaldi, che rimarrà una figura importante nella vita di Alquati anche se intraprenderanno percorsi differenti, conosce in francia «Socialisme ou Barbarie» e altri giornali come «tribune ouvrier», con cui si instaurano reti informali di confronto che condividono l’obiettivo di ripensare una pratica e proposta politica alternativa al corso staliniano. Sviluppa, insieme ad altri, la capacità di reinterpretare Marx e lenin, nel tentativo di piegarli alle necessità del tempo e delle circostanze, ritornando alle origini di quelle analisi per procedere oltre.
Prende così avvio, prima a Milano e poi a torino, l’esperienza militante dell’Alquati più conosciuto: quello dei «quaderni rossi» prima, con il gruppo che si riunisce attorno alla figura di Raniero Panzieri, e – dopo la spaccatura della redazione – di «classe operaia». È l’Alquati famoso per la conricerca, intuizione centrale dell’operaismo politico italiano come metodo e prassi di inchiestare la condizione operaia, di entrare nel vivo della composizione di classe, proponendo un intervento di tipo nuovo. La conricerca è un processo che rompe la dicotomia ricercatore-oggetto della ricerca, che mette in atto un processo di costruzione di (contro)conoscenza e reciproca trasformazione, che crea strumenti teorici utili alla lotta, una teoria applicata. È un processo che non ha una fine ma è aperto, in quanto ipotetico e mai definitivo, ed è flessibile poiché determina una riproduzione continua di alternativa che porta a una varietà inestinta. Questo processo è proprio dell’essere militante, lo definisce in quanto tale: un militante che non fa conricerca non è un militante. È una pratica di rottura, che è stata capace di mettere in crisi il principio borghese della cultura separata, ovvero la separazione tra produzione di sapere e produzione di organizzazione, stabilendo una nuova temporalità: non è – come voleva Panzieri – la mera «ricerca a caldo» dove le lotte già ci sono, perché a quel punto è tardi, è piuttosto una ricerca a tiepido, per collocarsi laddove è possibile ricercare e dunque organizzare le potenzialità e la politicità intrinseca di soggetti e contesti.
Il contributo di Alquati, tuttavia, non si può ridurre all’esperienza operaista e alla conricerca, perché va ben oltre gli anni Sessanta e gli articoli più conosciuti, raccolti nel volume Sulla Fiat e altri scritti uscito per Feltrinelli nel 1975. Lo stesso Alquati, del resto, non gradiva l’etichetta di «inventore della conricerca», in quanto riteneva da un lato che i militanti facciano sempre conricerca, dall’altro che costituisse un modo per non discutere le sue sostanziose ipotesi politiche. Nel volume sopra citato, inoltre, introducendo i suoi articoli del periodo di «quaderni rossi» e «classe operaia», problematizza vari aspetti dell’impostazione operaista, di fatto andando già oltre.

ISBN: 978-88-6548-320-6
PAGINE: 142
ANNO: 2020
COLLANA: Input
TEMA: Economia e lavoro
Autore

Francesco Bedani e Francesca Ioannilli (a cura di)

Francesco Bedani (1993) e Francesca Ioannilli  (1994) fanno parte del collettivo Hobo e della Mediateca Gateway di Bologna. Laureati in Scienze Politiche, nelle loro tesi sul lavoro e sulla formazione, basate su percorsi di ricerca, hanno utilizzato e approfondito il "modello” di Alquati
RASSEGNA STAMPA

«Un cane in chiesa» su @Commonware

Qui la prefazione del volume


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