Veneri di strada

«Storie di vita vissuta sulla prostituzione»

Veneri di strada

Sessant’anni di prostituzione in Italia dalle voci protagoniste

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Veneri di strada è il montaggio di uno straordinario repertorio di testimonianze di prostitute, transessuali, protettori, clienti. L’effetto narrativo è quello di un romanzo-reportage o di una singolare sceneggiatura da film-verità. Queste storie di vita si snodano dalle «case chiuse» degli anni Trenta fino alla recente prostituzione di strada con il protagonismo di extracomunitarie, spesso schiavizzate dai racket delle varie mafie, provenienti da tutti i continenti.
Un’umanità sommersa, a tratti chiassosa e festante, a tratti triste e dolente, si racconta senza pudore e senza censure: sfilano i bordelli anteguerra e postguerra, con le «signorine», le «maîtresse», le «quindicine», «i salottini rossi riservati», le «marchette». Poi, dopo la loro chiusura, l’obbligatorio trasferimento della prostituzione nelle strade, negli alberghi a ore, nelle saune, nei club privé, fino ai recenti telefoni erotici. La voce epica e corale del mercato del piacere nell’Italia degli ultimi sessant’anni.


Un assaggio

Eh, fare la vita che ho fatto io… Ne sono rimaste poche di professioniste serie, sul marciapiede. Io sì che ne ho fatta di esperienza per riuscire a domare gli uomini, che anzi, per ringraziarmi, mi hanno regalato, nel tempo, persino degli appartamentini
Il primo monolocaletto me l’aveva regalato un camionista, mica un commenda con la Mercedes, insieme a una pelliccia meravigliosa, grande grande, stupenda, di visone. Ma io non lo sopportavo lo stesso, quel camionista. Detestavo stare con una persona per finta, non mi piaceva fare la mantenuta. Persone ricche ma sole a molte di noi può capitare di incontrarne. Anche se poi c’è sempre il richiamo della libertà del marciapiede. Ogni tanto troviamo un brav’uomo che ci toglie dalla strada, un uomo padrone. E allora ci ritroviamo a fare le schiave in casa. Molte, alla fine, hanno fatto come una mia affittuaria, la Jenny, lo sfascio in persona: tossica, senza denti. Le era capitato di trovare un uomo con una fabbrica di materie plastiche che le stava dietro, e lei, la cretina, invece cosa aveva scelto? Di stare sempre in strada a fare marchette. Quell’uomo non le aveva dato il senso di appagamento che provava battendo il marciapiede
Così, adesso faccio fatica ad affittare gli appartamentini a delle vere donne di vita, quelle che fanno marchette come prima le facevo io. Perché le studentine e le infermierine io non le aiuto. Io vivo nel mondo delle puttane vere
Direi che nel mio campo, più che una sfruttatrice io sono una benefattrice. Che poi, quando è il momento di pagare, certe ragazze trovano tutte delle scuse: e il marito mi ha lasciato, e io mi voglio suicidare, e sono sempre senza un soldo… Prostitute ricche io non ne ho mai viste. Eppure ce ne girano intorno, di milioni. Io poi dovrò ben vivere, no?, dopo una vita passata a fare questo lavoraccio, a soffrire il freddo e il caldo per strada. Dovrò pure star comoda, no? Ho fatto uno sforzo per comprarmi questi appartamentini, e ora voglio goderne il frutto insieme al mio convivente
Certo, se avessi voluto, mi sarei anche messa a redimerle, certe ragazze. Ma siccome è difficile trovare un lavoro normale, non me la sento di dire loro: – No, non fare le marchette nel mio appartamento, vai a fare la cameriera piuttosto. Secondo me, se una ragazza trova un lavoro facile non torna più in fabbrica. Ma chi è quella ragazza che salta dal centomila in dieci minuti allo stipendio da cameriera? Ma chi? Ma quando? Le voglio proprio vedere certe ragazze a fare le cameriere, e voglio pure vedere la signora che le assume senza una referenza. Non è possibile, poi una colf così un bel giorno si mette a rubare, oppure dopo un mese che fa quella vita lì e passando per strada rivede le sue ex colleghe con la borsetta piena di soldi fa la fuga
E poi noi non rubiamo, non ammazziamo, al limite vendiamo il nostro corpo, sono fatti nostri. Io le voglio aiutare le ragazze che battono sulla strada. La mia proposta l’ho fatta: vi metto l’inserzione sul giornale, vi installo nel monolocale la segreteria telefonica, così non devete neanche parlare con i clienti che vi chiamano, se no poi vi chiedono se siete bionde, se siete alte, magre, grasse, e voi mentre rispondete magari quei porci si fanno anche una sega
Insomma, una ragazza può affittare il mio locale, così resta in casa, io le do la luce, il gas, il telefono, le regalo persino lo Scottex per lavare i clienti. Almeno cinque marchette al giorno se le fa. Sta sempre al caldo, se guadagna un milione al giorno me ne da cento, se guadagna cinquecento me ne da sempre cento, se guadagna cento, cento. Cosa possono volere di più da me? E invece spesso non mi pagano.

ISBN: 88-87423-94-6
PAGINE: 208
ANNO: 2002
COLLANA: Vita Activa
TEMA: Sessualità
Autore

Claudio Bernieri

Claudio Bernieri ha lavorato come inviato di guerra per il settimanale «L’Europeo» sui fronti dell’Irak, della Somalia, del Mozambico e della ex Jugoslavia. Ha pubblicato per il centro Exodus di don Mazzi il libro di racconti di clochard Stazione centrale ore 24, con prefazione di Enzo Biagi. Ha gestito l’albergo «Visto» a Voghera e dai colloqui con i suoi e le sue clienti sono state tratte parte delle autobiografie di questo libro. Attualmente è autore e regista di documentari per le televisioni Rete 7 e Stream.

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