Vento del meriggio

«Esperimenti di riappropriazione attiva dei territori nel Sud d’Italia»

Vento del meriggio

Insorgenze meridionali e postmodernità nel Mezzogiorno

Vento del meriggio
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Negli ultimi anni, dal Sud Italia riaffiora un fenomeno antico: le città rurali diventano soggetti politici capaci di decidere al di fuori e contro l’autorità costituita. Attingendo la propria potenza da comportamenti di massa pubblicamente illegali, si riappropriano dei territori e li sottraggono al controllo dello Stato. Si tratta di una profonda sovversione delle categorie della politica moderna. La rivalsa dei luoghi, lungi dal proporsi come guerra civile, si svolge piuttosto nella forma dell’insurrezione di massa che paralizza l’apparato del dominio statale semplicemente ponendolo in contatto con il corpo dei cittadini attivi. Sono le stesse forme della sovversione che abbiamo visto all’opera nei paesi dell’ex blocco dell’Est. Ma ricordano anche le insurrezioni meridionali dell’Ottocento, quelle «insorgenze di massa banditesche» contro i francesi prima e i piemontesi poi.
Scanzano, Cosenza, Acerra, Serre… nell’immaginario dei giovani meridionali sono nomi che rievocano esperienze comuni di difesa e risarcimento dei luoghi dalle offese e le ferite che la modernizzazione ha inflitto loro.

Contributi di: Adalgiso Amendola, Francesco Caruso, Massimo Ciglio, Elisabetta Della Corte, Franca Maltese, Franco Piperno, Oreste Scalzone, Pietro Sebastianelli.


Un assaggio

Il «pensiero meridiano»
Dall’introduzione di Franco Piperno

I nove saggi raccolti in questo volume si distendono su una costellazione di luoghi che attraversa buona parte del Mezzogiorno continentale e su un orizzonte temporale decennale – da una parte, sono arbitrari segnatempo che alludono alla ricostruzione, dall’interno, di ciò che è accaduto dell’anima meridionale in quest’ultima decade; dall’altra, costituiscono delle piccole pietre miliari che nominano i «luoghi ameni», quei luoghi dove si sono dati avvenimenti singolari che hanno trovato il loro compimento come sentimenti, concetti, giudizi – penetrati nel senso comune fino al punto d’abitare ormai quegli stessi luoghi.
Da un punto di vista accademico o, meglio, di storia del pensiero politico, gli scritti qui pubblicati sono il risultato di una convergenza imprevedibile tra due traiettorie culturali partite da luoghi geograficamente assai distanti e del tutto autonome l’una dall’altra
Infatti, a far data dagli anni Novanta del secolo appena trascorso, è andato delineandosi, nel Mezzogiorno d’Italia, un «pensiero meridiano» che ha creato le premesse per una vera e propria «esplosione di senso», per dirla con Jurij Lotman. Qui, oltre al rimando bibliografico ai lavori di Alcaro, Cassano, Petrusewicz et al.1, importa sottolineare come il risultato più significativo conseguito da questo sforzo di pensiero sia stato la critica roditrice della tediosa «questione meridionale», ovvero la demolizione spietata della rappresentazione del sud costruita, a partire dalla fine dell’Ottocento, da quella corrente economico-politica che va sotto il nome di «meridionalismo». Si badi: non si è trattato solo di fare i conti con la radice liberal-risorgimentale che ha alimentato il meridionalismo italiano tanto nella sua versione dorsiana-salveminiana quanto in quella marxista-gramsciana – per via dell’inerzia dei processi d’individuazione, i ruderi di questa tradizione, ben rappresentati icasticamente dalla figura del governatore-giornalista della Calabria Agazio Loiero, sparsi anche al di fuori del Mezzogiorno, nella pubblica amministrazione, nelle burocrazie sindacali e di partito, nelle redazioni dei giornali e delle emittenti televisive, continuano a produrre e riprodurre una «opinione pubblica» accidiosa; mentre nell’attività di studio e di ricerca la presenza del meridionalismo è divenuta marginale, se non caricaturale, come è attestato dalle opere di un esemplare epigono, l’accademico napoletano Enrico Cirillo Pugliese.
La posta è stata ben più alta, perché si è puntato a emancipare gli studi sul Mezzogiorno dal privilegio indebito accordato e dalla conseguente egemonia esercitata da quella triste e improbabile scienza che è l’economia politica; e ad aprirli nel verso dell’antropologia e della sociologia comparata, della storia delle idee, delle passioni comuni, dei desideri indotti, della comune apprensione del tempo e della natura, della psico-analisi della vita quotidiana, del senso comune, delle forme di rimozione collettiva
Questo primo, meritorio, lavoro di scavo tra i concetti irriflessi ha consentito l’apparire di uno scenario da esodo, esodo semantico da parole come crescita economica, modernizzazione, progresso – riconosciute nella loro natura di credenze culturali, ideologie superstiziose; feticci, insomma, che legittimano il funesto desiderio d’arricchirsi in fretta piuttosto che tendenze ontologiche dell’umanità in ascesa.
Così, per riassumere con un veloce slogan il lento e profondo maturare del «pensiero meridiano», possiamo dire che il rifiuto sordo e massiccio alla modernizzazione, quella comune percezione ciclica e lenta del tempo, considerata alla stregua di un cancro da estirpare per la salvezza della nazione intera, si è svelato come un immenso magazzino di sentimenti, relazioni, concetti dal quale attingere a piene mani perché il Meridione rientri in se stesso, assuma consapevolezza della propria autonomia etica e civile.

ISBN: 88-89969-39-7
PAGINE: 228
ANNO: 2008
COLLANA: FuoriFuoco
TEMA: Beni comuni, Debito e crisi, Economia e lavoro, Metropoli e spazi urbani
Autore

Franco Piperno

Franco Piperno è stato Assessore alla comunicazione presso il comune di Cosenza, dove si è impegnato nell’ideazione e creazione del nuovo planetario. È professore di Struttura del materia e insegna Astronomia visiva all’Università della Calabria. Ha insegnato Fisica presso numerose università italiane e alcune delle più prestigiose università del mondo. È altresì noto per la sua partecipazione alle vicende politiche degli anni Settanta in Italia.

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