Wenn aus dem Himmel… Quando dal cielo…

«La creazione come lavoro e il lavoro come creazione. Un gesto filmico assoluto, che vive nella durata»

Giona A. Nazzaro

Wenn aus dem Himmel… Quando dal cielo…

In viaggio alla ricerca del suono

Con Paolo Fresu, Daniele Di Bonaventura, Manfred Eicher

Wenn aus dem Himmel... Quando dal cielo...
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Quando dal Cielo… – Wenn Aus Dem Himmel… è un film sulle relazioni tra forma visiva e forma sonora, a partire dalla realizzazione di In Maggiore, album inciso da Paolo Fresu e Daniele di Bonaventura con la supervisione di Manfred Eicher, storico produttore discografico fondatore dell’ECM. Fabrizio Ferraro porta lo spettatore al centro del processo creativo e di improvvisazione: la relazione tra musicisti e produttore, la ricerca dei suoni nello spazio, le registrazioni, i silenzi, gli ascolti. Un film che ci insegna  a guardare, ascoltando l’immagine.

Contiene il libro Il cinema preso da dietro, con interviste a Paolo Fresu, Daniele di Bonaventura, Fabrizio Ferraro e testi di Maurizio G. De Bonis, Ilaria Bussoni, Giona A. Nazzaro, Vitas Gerulaitis. E lo speciale backstage, In viaggio verso il suono (33’) a cura di Francesca Bracci e Fabio Parente.

V.O. italiano/inglese   Sottotitoli it/ing   Durata 89 minuti
Formato 16/9   stereo   Colore e B/N   Pal   Film per tutti


Un assaggio

IL SUONO

DANIELE DI BONAVENTURA
Il suono è la parte più centrale dell’espressività di un musicista. Il bandoneon, lo strumento che suono, è una riflessione sul luogo in cui suono, è una frequenza che mi mette in sintonia con un modo di esprimermi. Se non trovo la frequenza giusta non riesco a esprimermi. Quando emetto un suono è un po’ come respirare con la pancia. L’ambiente è determinante, un teatro o una chiesa… è anche molto vicino alla tromba di Paolo… si sente molto l’aria… è una sorta di equilibrio, di galleggiamento.

PAOLO FRESU
Senza suono non c’è musica, anche se il silenzio ne è parte fondamentale. Il suono è la scoperta, è il primo ricordo, è una sensazione quasi tattile. Il suono si pensa. Per me il primo suono è stato quello della banda, e io volevo essere in quel suono. Esistono suoni diversi, suoni vicini, lontani. Per un jazzista esiste il suono di Davis, che voleva essere lì, o quello di Gillespie che voleva andare verso l’alto. Il mio suono di ieri è molto diverso da quello di oggi, e di domani. La magia del suono è come la magia della musica. Dopo trent’anni si ha ancora la voglia di stare lì a cercarla. La bellezza della musica sta lì, nel suono, solo poi vengono le note, le armonie ecc. Meglio fare una nota sbagliata con un suono giusto che il contrario. Il suono è la nostra voce, è la vita stessa. Il suono lo si cerca iniziando a copiare qualcuno, il nostro stare vicini a un modello. Il mio è stato Miles Davis, e poi Chet Baker, pastoso, non aggressivo, quasi classico. All’inizio si parte da un modello e poi piano piano si cerca il proprio suono, nel proprio interno. Per anni non trovavo il mio suono. Mi vergognavo un po’. Era come sentire la propria voce registrata e non riconoscersi. Con la tromba è ancora più evidente. La tromba è lunga, distante dalle nostre orecchie. Ciò che sentiamo è diverso da quello che sente l’ascoltatore. La prima volta in studio avevo una paura folle di non riconoscere il mio suono. Ci sono sale dove il suono non c’è, ci sono sale nelle quali fai una nota e la trovi bellissima. Il suono si muove, ed è estremamente affascinante. Non basta la nostra idea di suono, c’è bisogno che ci sia uno spazio che la renda vera. In studio oggi il suono non ha movimento e vita. L’idea che avevamo a casa non funziona più, e allora mettiamo mille idee diverse che non funzionano… e tutto crolla. Se manca il suono manca tutto, l’idea, l’invenzione. Solo dopo viene la melodia, l’armonia…

COME NASCE UN BRANO

DANIELE DI BONAVENTURA
Ci sono due atti per la costruzione di un brano. Il primo è quello materiale di scrivere un’armonia. Poi però, come quando suono con Paolo, il brano prende un’altra strada. La direzione dipende dall’empatia che c’è tra i musicisti. Nel film si vede bene che tra la partitura e l’esecuzione c’è un’altra fase che è quella dell’interpretazione.

PAOLO FRESU
Io compongo in modi diversi. Per molti anni ho composto con il pianoforte. Parto da un’idea di una melodia, di un accordo o da un’idea che mi frulla in mente da giorni, oppure mi siedo al pianoforte e mi faccio ispirare dal momento. A un certo punto ho iniziato a scrivere con lo strumento, oggi scrivo anche al computer, e con i programmi che mi permettono di pensare a una struttura polifonica più complessa. Mi ritengo un compositore della domenica, scrivo lasciandomi andare al sentimento: a volte scrivo in aereo un intero disco. Non avendo la tecnica della composizione, funziona con un meccanismo molto naturale. Ho perciò bisogno di avere la luce di casa. Non ho una dinamica quotidiana, è un processo anomalo. Scrivo a mano, perché in questo modo la musica può essere flessa, modificata, e la funzione della musica composta cambia a seconda del destino che può avere: un disco, un gruppo. Ad esempio il brano In Maggiore l’ho scritto due giorni prima di andare in studio. L’ho pensato per Daniele. In studio il brano si è poi evoluto, ha preso un’altra forma. In alcuni casi mi piace molto l’idea di andare in studio con un brano che non ho mai suonato prima, mi sembra un sistema interessante, col quale la musica può fluire in modo più libero. Quando vado in studio provo a portare una musica più misurata, senza la grande struttura del concerto: quella grande capacità che ho appreso da Miles Davis, di portare in studio un solo chorus per lasciare spazio anche agli altri, ho cercato di farla mia. In studio è molto importante anche il progetto musicale: bisogna avere la capacità di concentrare la grande idea in una struttura piccola, mantenendo l’interplay, lo spazio, la capacità di dare spazio, la capacità di tirare fuori il massimo. Queste cose non si apprendono sui libri. […]

ISBN: 978-88-6548-151-6
PAGINE: DVD + libro
ANNO: 2016
COLLANA: OPERAVIVA, OPERAVIsiVA
TEMA: Arte, Musica
Autore

Fabrizio Ferraro

Fabrizio Ferraro
Fabrizio Ferraro, regista, è autore di film, produttore e distributore cinematografico. Tra le sue opere con immagini in movimento: Je suis Simone, Quatre nuits d’un étranger, Ethos, Penultimo paesaggio.

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