Zero tolleranza

«Strategie mediatiche e potere esercitati su “gruppi produttori di rischio”»

Zero tolleranza

Strategie e pratiche della società di controllo

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Periodicamente riesplode in Italia l’ennesima «emergenza microcriminalità» che occupa le prime pagine dei giornali e il primo quarto d’ora dei notiziari. In questo, spesso abilmente indotto, panico morale due le parole che tornano ossessivamente, da destra e da sinistra, come una formula magica: «Zero Tolleranza».
L’ultimo incubo americano di cui il provincialismo italiano ha fatto un sogno. La invocano sindaci, prefetti, ministri, poliziotti e gli immancabili comitati di cittadini-commercianti.
Queste continue riproposizioni sui media di allarmistiche «emergenze sociali» nutrono il laboratorio poliziesco sociale, dove si progettano e sperimentano le strategie e le pratiche del controllo sulle «devianze». Potere di definire le norme ed etichettare chi da esse devia, potere di indurre conformità e reprimere difformità, potere di tracciare la differenza tra normale e patologico, potere di correggere punendo e punire correggendo. Ma, sempre più, il potere si esercita su intere categorie sociali che sono istituzionalmente trattate come «gruppi produttori di rischio». Primi fra tutti gli immigrati. Sullo sfondo di questa sistematica riduzione dei diritti di cittadinanza, marcia con sempre maggiore prepotenza l’ideologia della «Tolleranza Zero» nei confronti di masse di diseredati e disperati che mettono a rischio i privilegi delle società occidentali.


Un assaggio

Alessandro De Giorgi parte da una duplice constatazione: all’interno della metamorfosi del modo di produzione, fra età fordista (disciplinare) ed età postfordista (del controllo della mobilità territoriale e della flessibilità temporale della forza lavoro massificata), c’è una zona d’indeterminazione, e cioè di grande confusione, -ma, appunto (seconda constatazione), questa indeterminazione diviene un campo di interferenze biopolitiche, di gestione delle popolazioni, dei territori, quindi, soprattutto, dei corpi… Non c’è più il mostro irriducibile, non ci deve più essere. Proviamo a vedere se questo terreno possa essere dominato dalla contabilità della vita e della morte…certo, potrebbe esserlo: forse l’ipotesi e l’esperienza “attuariali” ce lo dimostreranno… Moosbrugger se ne va e lascia spazio al calcolo delle probabilità ed alla sua Minerva: le Assicurazioni
De Giorgi non è certo il primo a porsi in questa situazione critica e ad assumere l’ “attuariale penale” come oggetto di studio, privilegiato per l’analisi (e odioso per la coscienza). Già gli epigoni del pensiero di Foucault (e fra essi, con qualche successo, Francois Ewald) si erano pienamente collocati su questo snodo
Ewald fa derivare il caso che ci interessa (ovvero la transizione da disciplina a controllo) fino a farlo divenire paradigma della postmodernità ed un’espressione (fra le altre) della “fine della storia”. Una versione “debole”, quindi, della riduzione del “mostro” alla “scienza attuariale” -e già udita, in altri tempi, in altri luoghi: Leopardi, nostro vecchio autore ed eroe, aveva a suo modo denunciato come in epoche controrivoluzionarie, quando la vita ha perduto senso, la presunzione di comprendere il presente si riducesse alla “statistica”..
Ma la liquidazione di una “debole” possibilità di governo della transizione non basta a De Giorgi: non gli basta confrontarsi con le teorie, vuole guardare il reale. In questo lo aiutano, perversamente, e lo promuovono i teorici anglosassoni che dalla fine degli anni settanta procedono nel senso di un “revisionismo forte” del diritto penale welfarista e democratico
Il sovversivismo neoliberale di Tatcher e Reagan, in effetti, non si era certo limitato a cantare le virtù della società neoliberata e del mercato globale, nè a calibrare la repressione sul modello della probabilità (una repressione “overlapping” direbbe Rawls, con l’umorismo che gli è solito): quel svversivismo ha effettualmenteprodotto organizzazione ed istituzione, sistema e soggettività -è dunque davvero “forte” il modello cui confrontarsi. Si tratta, nè più nè meno, dell’organizzazione del sistema penale e carcerario, ovvero di una sua nuova configurazione, basata su un’elementare “verità”: lo Stato non deve rieducare, nè correggere, nè tantomeno salvare anime, ma solo punire esemplarmente o, meglio, “tipicamente” (il tipo è statisticamente identificabile) ogni rottura dell’ordine. E’ quindi probabile che lo Stato debba creare allarme sociale per trasformarlo in sorgente di consenso alle istituzioni e prevenire per tal guisa un eventuale dissenso politico… (dall’Introduzione di Toni Negri)

ISBN: 88-87423-26-1
PAGINE: 128
ANNO: 2002
COLLANA: I libri di DeriveApprodi
TEMA: Carcere e nuove punitività, Media-strategie
Autore

Alessandro De Giorgi

Alessandro De Giorgi (Saarbrücken, Germania, 1974) insegna presso il Department of Justice Studies della San José State University. Ha svolto attività di ricerca presso l'Università del Saarland (Germania) e presso l'Università di Berna (Svizzera). È autore anche di Traiettorie del controllo (Rubbettino, 2005) e Il governo dell’eccedenza (Ombre corte, 2002).

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